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Quaresima 2006

» don Maurizio
Mi sono domandato più volte come possa essere nato il carnevale, questa festa così particolare, chiassosa, sicuramente sopra le righe, talvolta trasgressiva, nella quale le persone quasi sono invitati ad uscire da se stessi per pensarsi in altra situazione.
E la risposta che mi sono dato è che il “frastuono” del carnevale deve servire a rendere più significativo il silenzio della quaresima. È un po’ come se si dovesse provocare un eccesso di allegria per evidenziare un netto distacco con ciò che si dovrà vivere in quaresima: il silenzio, il raccoglimento, la penitenza il digiuno. “Dovrebbe” essere così, perché purtroppo molto spesso il carnevale dura tutto l’anno, e non si sente proprio lo stacco tra la festa e la penitenza. Forse un tempo era così. Oggi non più. Rimane il fatto che la quaresima per noi cristiani deve essere vissuta in un atteggiamento di austerità e di penitenza.
Forse val la pena di pensare di mettere da parte le troppe “feste” che accompagnano il cammino della nostra vita. Oggi ogni motivo è buono per fare festa; perché non rimandare le feste a dopo Pasqua? Sarebbe una testimonianza davvero grande! Purtroppo però dobbiamo amaramente riconoscere che la nostra vita non è più ritmata dai tempi della chiesa e dalla liturgia, per cui ciascuno fa ciò che vuole quando vuole.
Dunque, la Quaresima è cammino di penitenza.
È la stessa penitenza a cui si è sottoposto Gesù andando nel deserto.
È una penitenza che ci deve preparare ad affrontare il cammino della vita come obbedienza alla volontà di Dio su di noi.
È una penitenza che ci deve rendere pronti ad affrontare il cammino dietro a Gesù sulla via della croce, la via del dono di sé.
Rifletteremo su questo cammino tenendo presente idealmente tre montagne significative per la vita di Gesù:
1. La prima è il monte delle beatitudini. È il monte su cui saliremo attraverso le CATECHESI che l’Arcivescovo ci proporrà ogni martedì e che ascolteremo insieme (gli adulti di tutte e tre le Parrocchie) per poi farne oggetto di discussione di comunicazione nella fede.
2. La seconda è il monte Calvario: una piccola collina appena fuori le mura della vecchia città di Gerusalemme ma che è diventata il centro del mondo. Ci verrà ricordata dalle VIA CRUCIS delle venerdì: tre in parrocchia, una in decanato a ricordo dei missionari martiri e una con l’Arcivescovo a Tradate.
3. La terza è il monte della Galilea da cui Gesù risorto ha inviato in MISSIONE i suoi apostoli. Vivremo questa esperienza soprattutto nella Pasqua e nel tempo pasquale.
La quaresima, dunque, è un cammino, spesso in salita, da vivere come discepoli al seguito di Gesù, assumendo uno stile di austerità e di povertà evangelica.
Non mancherà il pensiero degli “ultimi” con cui condividere il frutto delle nostre rinunce, dei nostri digiuni e delle nostre penitenze.
Lasciamoci guidare in questo tempo così particolare dalla sapienza della Chiesa e dalla proposte della comunità cristiana. Sarà una vera e propria esperienza di conversione, di rinnovamento, di gioia autentica perché non superficiale e passeggera come quella del carnevale, ma intima e profonda, e perciò duratura.



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